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Archivi per settembre, 2009

Time Lapse: Serie di Lampi

lunedì, settembre 28th, 2009

Un bellissimo Time Lapse, una sequenza stupenda di lampi durante una tempesta, il video con la sua musica crea un’ ambiente soft e rilassante.

Scopriamo San Diego

giovedì, settembre 24th, 2009

San-Diego-photo2

La seconda metropoli della California (dopo Los Angeles) può essere considerata la città ideale. Situata in una posizione invidiabile, appena sopra al confine con il Messico, si adagia sull’Oceano Pacifico. Le correnti fredde provenienti dal nord mitigano l’aria calda proveniente dal vicino deserto e le montagne circostanti riescono a bloccare le perturbazioni. Il risultato è un clima mite tutto l’anno, mai troppo caldo d’estate, mai freddo d’inverno (a gennaio la temperatura media è vicina ai 15 gradi); le spiagge sono affollate anche a Natale.

San Diego, oltre a essere un importante sito militare con numerose basi dell’Esercito e della Marina, è una città che vive per il turismo. Alcune attrazioni sono diventate famose nel mondo per la loro bellezza e la loro grandezza, prima fra tutte il Sea World, un parco a tema dedicato al mare e ai suoi abitanti. Imperdibile una visita al San Diego Zoo, uno dei più grandi degli Stati Uniti, che si trova all’interno del Balboa Park, un’immensa area all’aperto dedicata alla cultura e all’intrattenimento. Da segnalare anche Legoland, il mondo dei mattoncini colorati, e il Wild Animal Park, un parco safari con animali in libertà.

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Chilometri e chilometri di spiagge si estendono lungo la costa, da La Jolla a Chula Vista, passando per la penisola del Coronado; le due spiagge a nord, Ocean Beach e Pacific Beach sono le più animate con numerose strutture per il surf, gli sport acquatici e i divertimenti diurni e notturni. Questi sono una peculiarità di San Diego, in particolare a La Jolla (l’elegante quartiere residenziale a nord della città), nel Gaslamp Quarter (il quartiere storico ricco di ristoranti e locali) e negli alberghi alla moda a Downtown, tra modernissimi grattacieli.

San Diego è una meta imperdibile per qualsiasi viaggio in California e c’è da scommettere che molte persone, dopo averla vista, vorranno viverci.

Impianto eolico galleggiante in Norvegia

lunedì, settembre 21st, 2009

La StatoilHydro è una azienda norvegese che si occupa di energie alternative e non solo, dato che Statoil è il gruppo petroliere dello stato norvegese. In questo servizio viene illustrata la costruzione, di fronte alle coste della città di Stavanger, di un impianto eolico galleggiante. Osserviamo la costruzione ed ascoltiamo le dichiarazioni di Alexandra B. Gjørv, capo di New Energy, StatoilHydro.

Stonehenge

lunedì, settembre 7th, 2009

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Stonehenge, senza dubbio il più famoso fra tutti i siti megalitici, è situato in posizione isolata nella piana gessosa e ondulata di Salisbury, a ovest di Amesbury, tra le trafficate A303 e A344. Al primo sguardo, questo enigmatico sito unico al mondo appare più piccolo di quanto immaginato, sebbene la sua più grande pietra si erga per 6,7 metri fuori dal terreno e altri 2,4 sottoterra.

L’elemento più esterno della struttura megalitica è il viale cerimoniale (Avenue), che scende per 530 metri da una lieve collinetta fino alla parte bassa di Stonehenge. Il viale consiste in due terrapieni paralleli distanti 12 metri uno dall’altro affiancati internamente da fossati e comincia all’ingresso del terrapieno circolare che racchiude il monumento megalitico. Qui, adiacente alla A344, si trova anche la Heel Stone, una grande pietra eretta in sarsen non lavorato. E’ interessante notare che il più vicino luogo di approvvigionamento di pietre di queste dimensioni è la cava di sarsen di Marlborough Downs, circa 30 km a nord-est. Si può quindi supporre che queste pietre (la più pesante delle quali raggiunge le 45 tonnellate) siano state trasportate con un qualche tipo di slitta.

Dalla Heel Stone, spostandosi all’interno del sito, come già accennato si incontra un terrapieno circolare, che consiste in un fossato e in una sponda più interna, la quale, secondo i calcoli del professor Atkinson, doveva essere alta 1,8 metri. Dovevano esserci almeno due ingressi, quello tuttora visibile rivolto a nord-est e uno a sud. Poco dopo l’ingresso c’è una pietra non lavorata, ora coricata, in sarsen: è chiazzata di rosso per la pioggia che ha sciolto il ferro presente nella roccia e per questo è conosciuta come Slaughter Stone (Pietra del Massacro). Intorno al margine interno del terrapieno originariamente c’erano quattro piccole pietre erette, le Station Stones, di cui due ancora visibili. Immediatamente adiacente al terrapieno c’è un anello di 56 pozzetti, conosciuti come fosse di Aubrey, segnati ora con altrettanti dischetti di cemento. Nell’area compresa tra il terrapieno e le pietre più esterne del monumento megalitico vero e proprio ci sono almeno due altri anelli di pozzi, detti fosse Y e Z.

Nella parte più centrale del sito ci sono le strutture in pietra: le sofisticate formazioni che rendono Stonehenge un monumento preistorico unico fra tutti quelli europei. Nella loro costruzione sono stati usati due tipi di pietra: sarsen e bluestone (pietra blu). I blocchi in sarsen, di dimensioni maggiori, come quelli del circolo di pietre di Avebury provengono dalle Marlborough Downs, mentre quelli in bluestone sono di un particolare tipo di roccia che si trova nelle Preseli Hills, nel Galles sudoccidentale. Secondo la teoria più accreditata, i blocchi in bluestone vennero trasportati nella piana di Salisbury facendo il viaggio in parte via terra e in parte via acqua.

Nella sua forma completa, la formazione di pietre più esterna consisteva in un circolo di 30 blocchi in sarsen (dei quali 17 sono ancora al loro posto), ognuno del peso di circa 25 tonnellate. Le sommità di queste pietre erette erano collegate da un anello di architravi orizzontali in sarsen, di cui solo una piccola parte sono ancora al loro posto. I blocchi in sarsen di questo circolo sono accuratamente modellati e gli architravi non solo sono uniti per mezzo di semplici giunti a mortasa e tenone, ma sono anche bloccati da veri e propri incastri a coda di rondine. Le sommità sono inoltre levigate in una leggera curva che segue la linea del circolo.

La struttura in bluestone, concentrica a quella più esterna in sarsen, in origine consisteva in 60 pietre, ma molte sono cadute, rovinate o fatte a pezzi. All’interno dei due circoli c’è una formazione di pietre a ferro di cavallo, che in origine consisteva in cinque ‘triliti’ (dal greco ‘tre pietre’), ognuno formato da due pietre erette che ne sorreggono un’altra orizzontale. Sebbene ora sia incompleta, la struttura mostra ancora l’accurata gradazione dei cinque triliti, il più alto dei quali supera i 7 metri di altezza sopra il livello del suolo. All’interno di questa imponente struttura ce n’è un’altra più piccola, sempre a ferro di cavallo, di pietre erette in bluestone.
Secondo le più recenti ricerche archeologiche, Stonehenge fu costruito e modificato in varie fasi, attraverso diversi secoli.

  • Pre-Stonehenge (IX-VIII millennio a.C.): almeno 4 pozzi mesolitici che originariamente ospitavano grandi pali di legno. In una linea a circa 200 m dal sito odierno
  • Stonehenge 1 (dal 3100 a.C.): edificazione del terrapieno circolare, del fossato e delle 56 fosse di Aubrey che probabilmente ospitavano dei pali in legno
  • Stonehenge 2 (dal 2550 a.C.): complesso di pali all’interno del terrapieno e all’ingresso; ceramiche, ossa di animali e resti di cremazioni umane trovati nel fossato; resti cremati in alcune delle fosse di Aubrey parzialmente riempite
  • Stonehenge 3 (dal 2100 a.C.): strutture in pietra. Non è possibile una datazione più precisa, ma la sequenza delle costruzioni dovrebbe essere la seguente:
    1. Pietre in bluestone proveniente dal Galles erette nelle fosse Q e R e poi smantellate
    2. Il circolo in sarsen e i triliti; probabilmente anche una struttura in bluestone che potrebbe avere incluso dei triliti, in seguito smantellata
    3. Il circolo e una struttura ovale in bluestone
    4. Un pezzo della struttura ovale in bluestone viene rimosso, in modo da ottenere l’odierna struttura a ferro di cavallo
    5. Vengono scavate le fosse Y e Z, probabilmente per pietre che non sono mai state erette; in questa fase viene costruito anche il viale cerimoniale.

Il primo accenno conosciuto di Stonehenge risale al 1135, da parte del cronista dell’epoca Geoffrey of Monmouth, il quale sosteneva che le pietre fossero state portate da una tribù di giganti dall’Africa all’Irlanda, e da qui fatte ‘volare’ attraverso il mare dal mago Merlino. Un’altra leggenda racconta invece che furono rubate a una donna irlandese dal Diavolo ed erette nuovamente nella piana di Salisbury da mago Merlino per Ambrosius Aurelianus, il re dei Bretoni.

ghiacciai

Formulato dal Comitato glaciologico italiano un primo bilancio sulla condizioni dei ghiacciai dopo l’estate: riduzioni di alcuni metri nello spessore e anche di 10-15 metri nella lunghezza.

«Quest’estate – aggiunge Smiraglia, presidente del Comitato – ci sono state notevoli variazioni di spessore di alcuni metri e di lunghezza anche di oltre 10 metri. L’estate non ha giovato ai ghiacciai, mentre la speranza era che con la neve maggiore caduta quest’anno i ghiacciai si potessero mantenere più a lungo, invece siamo al collasso glaciale che ci portiamo ormai dietro da anni». E anche se «i bilanci si fanno a fine settembre, da quello che si è visto in questi mesi, i ghiacciai sono in condizioni negative. La neve pur abbondante grazie alle nevicate dell’inverno se n’è andata. Questo, è pericoloso per l’alpinismo, per la formazione di crepacci e il crollo di sassi».

Pertanto, spiega Smiraglia, «l’inverno non ha giovato: ci sono chiazze di neve a 2.500 metri, ma nei bacini collettori, dove si raccoglie e si mantiene la neve che poi alimenta i ghiacciai, manca la neve e i ghiacciai non trovano di che nutrirsi». Questo aspetto è legato anche alle temperature alte, lontane dalla media del periodo: «A 4.000 metri – osserva Smiraglia – sono poco sopra lo zero sia la notte che la mattina presto, quando normalmente scendono ben al di sotto».

Da metà luglio a metà agosto, conclude, per esempio, la rilevazione della stazione della Lombardia del Comitato glaciologico italiano «a 2.800 metri del ghiacciaio dei Forni, il più grande d’Italia, la temperatura non è scesa al di sotto di un grado producendo l’effusione della neve anche di notte».

fonte: lastampa.it