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Archivi per la categoria 'Europa'

Dall'Europa-all'Estremo-Oriente-in-viaggio-lungo-la-Transiberiana

Con i suoi 9.288 Km la Transiberiana è la linea ferroviaria più lunga del mondo e collega la capitale russa Mosca conVladivostok, nell’estremo est della Siberia. Convenzionalmente si usa definire Transiberiana l’intera linea, che in realtà ha varie diramazioni, tra cui: la Baikal-Amur (BAM), la Transmanciuriana e la Transmongola (che passando per Ulan Bator giunge fino a Pechino). Viaggiando da un capo all’altro della ferrovia si attraversano 7 fusi orari e si effettuano quasi 100 fermate.

La costruzione della Transiberiana ebbe inizio nel 1891 e fu ultimata soltanto dieci anni più tardi; si è rivelata utile per il trasporto di merci attraverso la Siberia, precedentemente ostacolato dalle grandi distanze e dalle difficoltà riscontrate nell’attraversamento dei fiumi lungo il percorso, molti dei quali scorrono da sud verso nord, perpendicolarmente alle rotte commerciali.

Viaggiando attraverso scenari e realtà anche molto diverse tra loro si può vivere un’esperienza unica e indimenticabile, a patto di avere il tempo sufficiente, visto che il tempo medio di percorrenza è di circa una settimana.

(Mappa: transiberiana.com)

Impianto eolico galleggiante in Norvegia

lunedì, settembre 21st, 2009

La StatoilHydro è una azienda norvegese che si occupa di energie alternative e non solo, dato che Statoil è il gruppo petroliere dello stato norvegese. In questo servizio viene illustrata la costruzione, di fronte alle coste della città di Stavanger, di un impianto eolico galleggiante. Osserviamo la costruzione ed ascoltiamo le dichiarazioni di Alexandra B. Gjørv, capo di New EnergyStatoilHydro.

Scopriamo Venezia

lunedì, agosto 17th, 2009

Venezia è una città di 270.840 abitanti dell’Italia nord-orientale, capoluogo della regione Veneto e della provincia omonima. È stata inoltre per più di un millennio capitale della Repubblica di Venezia e conosciuta a questo riguardo come “la Serenissima” o “la Dominante“.

Per le peculiarità urbanistiche e per l’inestimabile patrimonio artistico, Venezia è universalmente considerata una tra le più belle città del mondo ed è annoverata tra i patrimoni dell’umanità tutelati dall’UNESCO. Un fattore che ha contribuito a farne la città italiana con il più alto flusso turistico, in gran parte dall’estero.

piazza san marco

Da Visitare

Il cuore della città di Venezia è Piazza San Marco, per definizione l’unica a meritarsi il nome di piazza: le altre piazze sono chiamate infatti “campi” o “campielli”. La Basilica di San Marco appare al centro della piazza, colorata d’oro e rivestita da mosaici che raccontano la storia di Venezia, assieme ai meravigliosi bassorilievi che raffigurano i mesi dell’anno. Sopra la porta principale, i quattro cavalli bronzei di Costantinopoli, (sono copie: gli originali sono nel museo di San Marco) ricordano la quarta Crociata del 1204. La sua forma a croce greca è sovrastata da cinque enormi cupole. È la terza Basilica dedicata a San Marco che sorge in questo luogo: le prime due andarono distrutte. Pare che questa versione sia stata ispirata dalla chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli. L’interno è rivestito di mosaici a fondo oro che raffigurano passi biblici e allegorici. Inizialmente, era la cappella dei Dogi della Repubblica di Venezia.

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Il Palazzo Ducale sorge a fianco della Basilica: a unirli, la Porta della Carta, meravigliosa opera di Bartolomeo Bon, che oggi è l’uscita del museo di Palazzo Ducale. L’ingresso principale è sul lato che guarda alla laguna. Sede del governo della Serenissima, è stato costruito nel XV secolo con marmi d’Istria. Qui sorgeva un castello, poi dato alle fiamme per far uscire Pietro IV Candiano che vi aveva trovato rifugio durante una sommossa. Ora il Palazzo è un museo, con opere dei migliori artisti veneziani: la Biblioteca Sansovina, che si trova al suo interno, ospita delle mostre temporanee. Da vedere la Sala del Maggior Consiglio, che per secoli fu la più grande sede di governo del mondo, il Ponte dei Sospiri, le carceri e i Piombi.

Di fronte al Palazzo Ducale sorge il campanile di San Marco: costruito nel 1173 come faro per i naviganti, fu restaurato da Bartolomeo Bon nel XV secolo. Crollò il 14 luglio 1902 e venne interamente ricostruito. La loggetta in marmo rosso di Verona è un’opera di Jacopo Sansovino, e su di essa si trovano i bassorilievi che raffigurano allegorie con le imprese della Repubblica del Leone.

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Un altro simbolo della città è il Ponte di Rialto: opera di Antonio Da Ponte, sorse nel 1591. Costituiva l’unico modo di attraversare il Canal Grande a piedi: infatti, rimase l’unico ponte fino al 1854, quando fu costruito il Ponte dell’Accademia. Sui lati del corpo centrale si trovano negozi di lusso mentre, alla fine del ponte, nel sestiere di San Polo, la pittoresca pescheria e la chiesa di San Giacomo di Rialto.

Altri importanti monumenti veneziani sono l’Arsenale, la chiesa di Santa Maria della Salute, la basilica di Santa Maria gloriosa dei Frari, le sinagoghe del Ghetto.

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Gibilterra

lunedì, giugno 22nd, 2009

Gibilterra è un territorio d’oltremare del Regno Unito.
Precedentemente conosciuta come Calpe, una delle Colonne d’Ercole, oggi ci si riferisce colloquialmente a Gibilterra come Gib o la Rocca. Deve il suo nome a Tariq ibn Ziyad (dall’arabo طارق بن زياد, morto nel 720), conosciuto dagli spagnoli come Taric el Tuerto, il condottiero berbero che conquistò la Spagna nel nome dell’Islam. Quindi Jabal Ţāriq (جبل طارق) che significa “Monte di Tariq”.
È situata nell’Europa sud-occidentale, sulla costa meridionale della Spagna; un luogo strategico sullo stretto di Gibilterra, che collega l’Oceano Atlantico settentrionale e il Mar Mediterraneo. Fa parte dell’Unione Europea, anche se è fuori dall’unione doganale.

Storia

Preistoria
Uno scheletro di uomo di Neanderthal fu trovato nel 1848 presso la rocca, otto anni prima della scoperta del genere nella valle tedesca di Neandertal e nel 1926 ne fu trovato uno di bambino della stessa specie.

Antichità
Si sa che i Fenici sbarcarono presso la rocca verso il 950 a.C. e la chiamarono Calpe, così come fu certamente visitata dai cartaginesi che tuttavia non vi stabilirono alcuna colonia permanente. Platone si riferisce a Gibilterra come una delle Colonne d’Ercole[1] mentre l’altra sarebbe l’attuale monte Hacho, dall’altro lato dello stretto, nell’enclave di Ceuta. Non si hanno tracce di vestigia romane a Gibilterra, anche se essa fu sicuramente visitata dai romani. Dopo la caduta dell’Impero romano l’area fu visitata dai Vandali e dai Goti. I primi vi si stabilirono nel periodo dal 414 al 533, quando ne furono scacciati dai bizantini, a loro volta scacciati verso il 570 dai Visigoti.

Medioevo
Nel 711 Gibilterra fu occupata dagli arabi e dai berberi musulmani. Il condottiero Tariq ibn Ziyad, dal cui nome ha avuto origine il termine Gibilterra, fu il primo a comprenderne l’importanza strategica ai fini della conquista della Penisola iberica. Dopo la conquista della Spagna da parte degli arabi, fu eretta in Gibilterra da questi una fortezza[2]Nel 1309 Gibilterra viene strappata agli arabi dal re di Castiglia, Ferdinando IV, con l’aiuto di un contingente portoghese del re, Dionigi e della flotta aragonese del re, Giacomo II, ma nel 1333 il sultano di Granada, Muhammad IV, la rioccupò.
Nel 1349 e nel 1350 Gibilterra subì l’assedio delle forze castigliane agli ordini del re Alfonso XI ma la peste nera, che colse anche il re assediante provocandone il decesso, ne impedì la riconquista da parte cristiana, che ebbe luogo oltre un secolo dopo, nel 1462, ad opera del duca di Medina-Sidonia, come vassallo della Corona di Castiglia, ma solo nel 1501 la città venne incorporata nel dominio reale della regina Isabella di Castiglia.

Evo moderno
Nel 1552, su richiesta degli abitanti della città, il re Carlo I di Spagna inviò l’ingegnere italiano Giovanni Battista Calvi per far rinforzare le difese della città. Fu eretto un lungo bastione di difesa, ancor oggi noto con il nome di muro di Carlo V, una trincea ed un ponte levatoio Landport (Puerta de Tierra).

sir George Rooke
Nel corso della Guerra di successione spagnola, il 1° agosto 1704, al ritorno da una spedizione a Barcellona, una flotta anglo-olandese, al comando di sir George Rooke, iniziò l’assedio della città chiedendo la resa incondizionata agli assediati ed il giuramento di fedeltà all’ arciduca d’Austria Carlo, proclamato il 12 febbraio 1703 a Vienna, re di Castiglia ed Aragona. Il governatore spagnolo Diego de Salinas, rifiutò.
Nella notte fra il 3 ed 4 agosto 1.800 fanti di marina olandesi,[3] al comando del principe Giorgio di Hesse-Darmstad iniziarono l’assedio terrestre mentre la flotta inglese cannoneggiava le difese della città. Il giorno 4 agosto il governatore spagnolo si arrese al principe di Hesse-Darmstad.
Iniziò così, anche se al momento solo de facto, l’occupazione inglese di Gibilterra.

Il principe Giorgio di Hessen-Darmstadt (1669-1705)
(Fonte: Archivio nazionale di Darmstadt)
Il 5 settembre 1704 truppe francesi e spagnole, al comando del capitano generale di Andalusia, Francisco Castillo Fajardo, marchese di Villadarias, posero sotto assedio la città, difesa da una brigata di marina presto rinforzata da 400 fanti della Royal Marine, tutti al comando dell’ammiraglio inglese sir John Leake e del governatore, principe Giorgio di Hesse-Darmstadt. L’assedio si svolse con alterne vicende ma gli assedianti non riuscirono nel loro intento, anche dopo che il nuovo re di Spagna Filippo V aveva sostituito al comando delle truppe assedianti il marchese di Villadarias con il maresciallo di Francia de Tessé ed il 31 marzo 1705 l’assedio fu levato.

Il Trattato di Utrecht
Il territorio venne infine ceduto alla Gran Bretagna dalla Spagna con il Trattato di Utrecht del 1713, come parte degli accordi a conclusione della Guerra di successione spagnola.
In quel trattato, la Spagna cedeva alla Gran Bretagna “la piena e intera proprietà della città e del castello di Gibilterra, unitamente al porto, alle mura, e ai forti circostanti… per sempre, senza eccezioni o impedimenti di sorta”.
Ciò nonostante, il trattato stipulava che nessun commercio terrestre si sarebbe svolto tra Gibilterra e la Spagna, ad eccezione delle forniture di emergenza in caso Gibilterra non avesse potuto rifornirsi per mare.
Un’altra condizione della cessione era che ” … nessun permesso doveva essere dato ai Giudei o ai Mori, di risiedere o avere dimora nella detta città di Gibilterra”. Se la Gran Bretagna avesse deciso di vendere Gibilterra, alla Spagna era garantito il diritto di primo acquisto.
La Spagna tuttavia si rimangiò presto le decisioni di Utrecht e allo scoppio della guerra anglo-spagnola del 1727 il re di Spagna, Filippo V inviò un corpo d’armata di 12.000 soldati (secondo alcuni molti di più, fino a 25.000) al comando del generale Conde de la Torres,[4] che iniziò le operazioni sotto la rocca, difesa da circa 1.500 soldati inglesi, l’11 febbraio 1727.
Poiché la squadra navale inglese del Mediterraneo poteva tranquillamente mantenere i collegamenti con la fortezza assediata, gli spagnoli non riuscirono ad isolare la città. Il presidio della fortezza poté essere rafforzato con 5.000 uomini ed i rifornimenti erano garantiti dalla flotta al comando del contrammiraglio Charles Wager. Di conseguenza il 12 giugno gli spagnoli sospesero l’assedio. A quella data avevano già perso la vita circa 300 soldati inglesi e 1.500 spagnoli.
Con il trattato di Siviglia (novembre 1729) la Spagna rinunciò definitivamente, a favore della Gran Bretagna, alla sovranità su Gibilterra.

La storia contemporanea

La frontiera per entrare a Gibilterra
Nel corso della Rivoluzione Americana la Spagna, che era entrata in guerra con i francesi accanto agli indipendentisti americani, assediò nuovamente Gibilterra. L’assedio, ed il conseguente blocco, durò per tre anni, dal 1779 al 1783. Il 14 settembre 1783 gli inglesi distrussero le batterie galleggianti francesi e spagnole che assediavano la rocca e nel febbraio 1783 iniziarono le trattative preliminari di pace per cui lo stato di assedio cessò.
In un referendum del 1967, i cittadini di Gibilterra ignorarono le pressioni spagnole e votarono, con maggioranza schiacciante, a favore del mantenimento di dipendenza britannica. Ciò venne enfatizzato nel novembre 2002, quando oltre il 98% dei votanti rigettò la proposta di condivisione della sovranità tra Regno Unito e Spagna.
Quindi le forze militari attuali di Gibilterra sono l’Esercito Britannico, la Marina Reale e la Royal Air Force; la difesa è responsabilità del Regno Unito.
Ancora oggi si trovano evidenti molte tracce di una comunità genovese che si insediò a Gibilterra nel XVI secolo e che ancora nel 1700 componeva un terzo della popolazione. La fiducia riposta dagli inglesi in questa comunità è testimoniata dalla costituzione della “Guardia Genovese”, un corpo di armati che svolgeva parte dei compiti di difesa della colonia. Il dialetto di Gibilterra, “Llanito”, ha anche influenze dal ligure.

La Lituania

sabato, maggio 2nd, 2009

La Lituania, (in lituano: Lietuva), ufficialmente Repubblica di Lituania (in lituano Lietuvos Respublika) è uno stato dell’Europa (65.200 km², 3.436.561 abitanti, capitale Vilnius).

Confina a nord con la Lettonia, ad est con la Bielorussia, a sud con la Polonia e a sudovest con l’exclave russa di Kaliningrad, mentre ad ovest è bagnata dal mar Baltico.

Barcellona – Scoperta dell’ arte

venerdì, aprile 17th, 2009

Alla scoperta dell’ arte di Barcellona

La terra del Conte Dracula, Transilvania!

venerdì, marzo 20th, 2009


Transilvania è una espressione latina, che significa “oltre la foresta”. Il territorio è composto da una regione di 16 contee. Confina a nord con l’Ucraina, ad ovest con l’Ungheria e a sud-ovest con la Serbia.
Cluj-Napoca ne è la capitale, altri centri urbani di rilevanza sono Oradea, Târgu Mureş, Timişoara, Braşov, Sibiu.

Nell’agosto 1940, durate la seconda guerra mondiale, Adolf Hitler restituì parte della Transilvania all’Ungheria in seguito al Secondo Arbitrato di Vienna. Il 12 settembre del 1944 le autorità rumene conclusero un armistizio con l’URSS che, in cambio della cessione della Bessarabia e della Bucovina del nord, restituiva alla Romania tutta la Transilvania. I trattati di Parigi del 1947 dopo la fine della guerra confermarono i termini dell’armistizio con l’URSS, rendendo definitivo il ritorno di tutta Transilvania alla Romania. I confini, in base al trattato, corrispondevano a quelli del 1920. Nel 1952 il governo comunista rumeno, dichiarando di voler meglio tutelare i diritti delle minoranze presenti nella regione (ed in primo luogo di quella ungherese), concesse ad una parte della Transilvania (3 contee lontane dai confini ungheresi, la cosiddetta “Terra dei Siculi”) un regime di autonomia interna, costituendo la Regione autonoma degli ungheresi, ma l’opinione degli ungheresi fu in senso opposto, ovvero ritenevano che non fossero quelli dichiarati dal governo rumeno i motivi che lo portarono a costituire la regione autonoma e la Regione fu soppressa nel 1968. In realtà, per altro, soprattutto dopo la stabilizzazione del vicino regime d’Ungheria dopo la rivoluzione del 1956, il governo rumeno tentò di attuare una vera e propria politica di snazionalizzazione ai danni della minoranza ungherese, attraverso ad esempio la limitazione del numero di corsi d’insegnamento della lingua magiara.

Come si arriva
Viaggio in aereo
Partenza: dall’aeroporto Roma/Fiumicino o Roma/Ciampino per Bucharest
Distanza: cca. 2.000 km
Durata viaggio: circa 2h 15 minuti
Viaggio in macchina
Distanza: cca. 2.000 km
Durata: cca. 20-30 h considerando le soste ed i pernottamenti.

Consigli pratici:
E’ consigliabile partire in gruppo; quando si attraversa l’Ungheria non l’attraversare di notte e non fermarsi mai nei parcheggi incustoditi (pericolo di malintenzionati e bande pericolose); non cambiare mai denaro in moneta locale per strada o nelle vicinanze della frontiera da persone, anche se sembra un affare, di solito sono truffe (si rischia di rimanere senza denaro).
Da vedere a Bucarest: l’Arco di Trionfo, il fratello di quello di Parigi, il Palazzo del Popolo, il piu’ grande d’Europa, la Piazza della Rivoluzione, teatro della rivolta popolare del dicembre ‘89, il Palazzo Reale, il viale Vittoria, la zona Lipsani – il centro storico di Bucarest.

La natura è fantastica! Ci sono sono degli scenari unici che l’uomo non dovrebbe far altro che ammirare discretamente, conscio del fatto che vanno preservati e mai deturpati.
Oggi vi segnalo una di queste meraviglie naturali.
Siamo in Estonia, a Valaste, dove il clima invernale particolarmente rigido ed il vento contribuiscono a trasformare le cascate più alte della nazione in uno spettacolare paesaggio ghiacciato.
Che dire di fronte a tanta bellezza… il filmato qui sotto vi da un’idea di ciò che vi sto raccontando:

Naturalmente la riflessione è d’obbligo… solo rispettando l’ambiente, quindi noi stessi, potremmo continuare ad assistere a “fenomeni” naturali come questo.
Purtroppo la strada intrapresa dall’uomo è generalmente distruttiva ed autolesionista, ma nel nostro piccolo tutti possiamo contribuire positivamente, affinchè la natura sia libera di continuare a farci simili “regali”.

Fonte (ilsegnalatore)