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Vertice-di-Copenhagen-summit-sul-riscaldamento-globale

E’ in corso dal 7 dicembre la conferenza ONU a Copenhagen tra 188 Paesi di tutto il mondo, avente come tema centrale  il problema del surriscaldamento globale della Terra.

Poco tempo fa’ il governo delle Maldive si è riunito sott’acqua per sottolineare il rischio corso dalle piccole isole dell’arcipelago, che rischia entro pochi anni di trovarsi completamente sommerso dall’oceano a causa del previsto innalzamento del livello dei mari. Il governo nepalese ha invece organizzato una seduta sulla vetta dell’Everest per puntare il dito sul problema del disgelo dei ghiacciai causato dall’effetto serra.

La variazione del clima della Terra è stato in passato oggetto di vari summit tra i più importanti governi mondiali, come quello che portò alla firma del protocollo di Kyoto con decorrenza 2012. L’ultima occasione per riprendere in mano la questione è stato il G8 dell’Aquila.

Un’altro punto discusso nel corso del vertice di Copenhagen sarà legato alla mancanza di adeguate strutture idriche nei Paesi poveri, dove in molti casi gli abitanti dei villaggi devono percorrere ogni giorno parecchi chilometri a piedi per poter trovare una fonte di acqua potabile.

Il problema dell’effetto serra diventa col passare del tempo sempre più serio e se non si risolverà in brevissimo tempo con accordi precisi sotto la supervisione delle Nazioni Unite rischia di causare danni irreversibili all’ecosistema del pianeta.

La conferenza si chiuderà il 18 dicembre 2009, ma la speranza che possa concludersi con un trattato definitivo sembra un’utopia.

ghiacciaio Kilimangiaro 1 - Africa

Il celeberrimo ghiacciaio del Kilimangiaro è da qualche anno in fase di scioglimento a causa dell’effetto serra. Nell’arco di soli 15\20 anni è stato calcolato che abbia perso circa un terzo della propria estensione e il fenomeno non tende ad arrestarsi.

Secondo autorevoli studiosi le nevi perenni del più alto monte africano, meta di molti turisti, sono protagoniste di un rapido ed inesorabile ritiro e dovrebbero scomparire completamente entro pochi anni, probabilmente tra il 2015 e il 2020.

Il nome Kilimangiaro significa “montagna brillante“, infatti le distese ghiacciate da sempre presenti sulle sue vette riflettono i raggi solari creando una sorta di luccichio visibile dagli aridi paesaggi della Tanzania, che lo circondano, o così almeno era fino a poco tempo fa’, prima che l’uomo sconvolgesse il clima del pianeta provocando il surriscaldamento globale causa dello scioglimento di ghiacciai in ogni angolo della Terra.

Ben più preoccupante per l’ecosistema dell’Africa è invece lo scioglimento del ghiacciaio del Semien. Questo monte, situato in Etiopia, è la principale fonte d’alimentazione del lago Tana, da cui nasce il Nilo Azzurro.

Il disgelo del Semien potrebbe avere gravi ripercussioni lungo tutto il percorso del fiume e sulle fertili pianure egiziane a causa della variazione di portata d’acqua del Nilo Azzurro, che confluisce nel Nilo Bianco all’altezza di Khartoum (in Sudan), prima di sfociare nel Mediterraneo.

I ghiacciai del Kilimangiaro e del Semien stanno quindi per subire la stessa sorte di quello del monte Kenia (nell’omonimo Stato), ormai quasi completamente scomparso. Entro pochi anni l’Africa dovrebbe dunque rimanere completamente priva di ghiacciai.

ghiacciai

Formulato dal Comitato glaciologico italiano un primo bilancio sulla condizioni dei ghiacciai dopo l’estate: riduzioni di alcuni metri nello spessore e anche di 10-15 metri nella lunghezza.

«Quest’estate – aggiunge Smiraglia, presidente del Comitato – ci sono state notevoli variazioni di spessore di alcuni metri e di lunghezza anche di oltre 10 metri. L’estate non ha giovato ai ghiacciai, mentre la speranza era che con la neve maggiore caduta quest’anno i ghiacciai si potessero mantenere più a lungo, invece siamo al collasso glaciale che ci portiamo ormai dietro da anni». E anche se «i bilanci si fanno a fine settembre, da quello che si è visto in questi mesi, i ghiacciai sono in condizioni negative. La neve pur abbondante grazie alle nevicate dell’inverno se n’è andata. Questo, è pericoloso per l’alpinismo, per la formazione di crepacci e il crollo di sassi».

Pertanto, spiega Smiraglia, «l’inverno non ha giovato: ci sono chiazze di neve a 2.500 metri, ma nei bacini collettori, dove si raccoglie e si mantiene la neve che poi alimenta i ghiacciai, manca la neve e i ghiacciai non trovano di che nutrirsi». Questo aspetto è legato anche alle temperature alte, lontane dalla media del periodo: «A 4.000 metri – osserva Smiraglia – sono poco sopra lo zero sia la notte che la mattina presto, quando normalmente scendono ben al di sotto».

Da metà luglio a metà agosto, conclude, per esempio, la rilevazione della stazione della Lombardia del Comitato glaciologico italiano «a 2.800 metri del ghiacciaio dei Forni, il più grande d’Italia, la temperatura non è scesa al di sotto di un grado producendo l’effusione della neve anche di notte».

fonte: lastampa.it